martedì 3 febbraio 2015

Uno spettro si aggira nel mercato del lavoro, è lo spettro dell'orientamento

Uno spettro si aggira nel mercato del lavoro, è lo spettro dell'orientamento. Parafrasando la celebre frase del "Manifesto del Partito Comunista" di Karl Marx e Friedrich Engels, si potrebbe attribuire alla problematica dell'orientamento il ruolo di "soggetto" trascurato, non valorizzato ma sempre presente nelle discussioni - in quelle serie, s'intende - sul funzionamento del mercato del lavoro e sulla sua possibile riforma. 
L'orientamento è infatti un nodo cruciale per far funzionare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, è lo strumento che consente ai giovani e ai meno giovani di scegliere con cognizione di causa i propri percorsi di istruzione, formazione e lavoro: tali scelte avvengono un numero limitassimo di volte nell'arco di una vita, e dovrebbero essere supportate da adeguati servizi di informazione e accompagnamento. Per quanto riguarda i giovani, i momenti cruciali sono senz'altro quelli della scelta dell'istruzione secondaria, dell' università o del percorso formativo che deve consentire la transizione dalla scuola al mercato del lavoro. Ma un adeguato orientamento è necessario anche per tutti quegli adulti che vivono fasi di transizione nella loro carriera lavorativa, che necessitano di un percorso di ricollocazione eventualmente supportato da un periodo di rafforzamento delle competenze professionali o di vera e propria "riconversione professionale". In Italia tali strumenti di supporto sono attualmente garantiti? No. Non c'è un adeguato orientamento nella scuola e nell'università; né questo viene garantito dai servizi pubblici per l'impiego (nei quali spesso mancano anche le professionalità necessarie) o dalla agenzie per il lavoro (le quali hanno in verità altre finalità). Le conseguenze di tale situazione sono evidenti: abbiamo un mercato del lavoro squilibrato, dove nonostante il limitato numero di laureati (nel 2010 l'Italia si trovava agli ultimi posti in Europa per la quota di laureati nella fascia d'età 25-34 anni, ben distante dal 40% fissato dalla Commissione Europea per il 2020), nel 2012 erano 200000 i laureati under 35 in cerca di lavoro. 
Facciamo degli esempi? Nel 2011 la Corte di Cassazione ha rilevato la presenza nel nostro paese di 32 avvocati per ogni giudice, contro gli 8 della Francia e i 5 dell'Inghilterra; il rapporto tra avvocati è abitanti è di 332 per 100000 nel nostro paese, contro i 75 della Francia. Abbiamo circa un terzo di tutti gli architetti europei (quattro volte quelli inglesi) e lo stesso rapporto riguarda gli psicologi. Un'analisi della situazione dei laureati in Lettere, Filosofia o Scienze della Comunicazione rivelerebbe probabilmente dati ancora più critici. E che fine fanno tutti i geometri, i periti edili?
Un adeguato sistema di orientamento, che integri scuola, formazione, servizi per lavoro, che sappia attivare e coinvolgere le famiglie, appare indispensabile se si vuole davvero modernizzare il nostro mercato del lavoro guardando al futuro e non, come è accaduto con il recente dibattito sul Jobs Act, al passato e un mercato del lavoro che non esiste più.

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